Invenduti nella moda due mesi dopo

La vera partita comincia adesso

Dal 19 luglio 2026 le grandi imprese della moda non possono più distruggere abbigliamento, accessori e calzature rimasti invenduti. Attenzione però: il divieto previsto dal Regolamento europeo sull’Ecodesign (ESPR) non riguarda ancora tutte le aziende. Per le grandi imprese è già applicabile dal 19 luglio 2026; per le medie imprese scatterà il 19 luglio 2030; micro e piccole imprese sono escluse dal divieto. Attenzione però: è espressamente previsto che non si potrà cedere merce alle piccole imprese per aggirare il divieto…. Sono passati poco più di due mesi e non abbiamo ancora assistito a una stagione di controlli o sanzioni pubblicamente rilevanti, ma sarebbe sbagliato concludere che non sia cambiato molto, perché il vero effetto della nuova normativa dovrebbe vedersi molto prima della distruzione: nelle previsioni di vendita, nella programmazione delle collezioni, nella gestione degli stock e dei resi.

La distruzione era solo la fine del problema

Per anni, soprattutto nel lusso, distruggere gli invenduti è stato anche un modo per proteggere il valore del marchio ed evitare che prodotti non venduti arrivassero sul mercato attraverso canali difficilmente controllabili. Ora la logica cambia. Le deroghe alla distruzione esistono – ad esempio per prodotti non sicuri, irrimediabilmente danneggiati o in altre specifiche situazioni – ma devono restare eccezioni. Il principio è semplice: se non puoi più distruggere ciò che non vendi, devi diventare più bravo a decidere quanto produrre. E una norma apparentemente ambientale diventa così una questione industriale, finanziaria e di governance.

Chi lo ha già fatto sa che non è così semplice

Non distruggere è molto più complicato di quanto sembri. Significa gestire riallocazioni, donazioni, controlli di qualità, scadenze, logistica, tracciabilità e prodotti che, per ragioni normative o di sicurezza, non possono essere rimessi in circolazione. Dietro un principio apparentemente semplice c’è quindi un processo aziendale complesso. Ed è ciò che oggi molte imprese della moda devono organizzare.

E i controlli?

Non esiste una data europea a partire dalla quale “inizieranno i controlli”: per le grandi imprese il divieto è già applicabile e le autorità nazionali possono verificarne il rispetto. La seconda tappa importante sarà però il 2 marzo 2027, quando diventerà applicabile il regolamento europeo che standardizza gli obblighi di disclosure. Le imprese dovranno essere in grado di documentare cosa è accaduto agli invenduti e, quando ricorrono a una delle deroghe che consentono la distruzione, dimostrare che ne esistevano effettivamente le condizioni. La documentazione dovrà essere conservata per cinque anni. Questo rende particolarmente interessante il tipo di controllo che possiamo aspettarci: non necessariamente qualcuno che sorprende un’impresa mentre distrugge dei prodotti, ma un controllo documentale che ricostruisce a posteriori quantità, destinazioni e motivazioni.

La domanda da fare oggi alle imprese, quindi, non è: quando arriveranno i controlli? Ma: se domani ci chiedessero dove sono finiti i nostri invenduti, saremmo in grado di dimostrarlo?

La fine del lavoro in silos 

A due mesi dall’entrata in vigore della norma, questo mi sembra il punto più interessante, che non riguarda solo il settore dell’abbigliamento. Come sempre più spesso avviene, una norma che apparentemente riguardava la fine della vita di un prodotto sta incidendo su ciò che avviene molto prima. Quanto produciamo? Quanto siamo capaci di prevedere? Come gestiamo resi ed eccedenze? Chi controlla i soggetti ai quali affidiamo gli invenduti? Chi ha parlato con gli altri dipartimenti? Non sono più soltanto domande di sostenibilità o di logistica, sono domande che ogni manager dovrà porsi ed è per questo che nelle aziende sarà sempre più importante il lavoro di squadra Manager capaci di fare previsioni ad ampio raggio, parlando con i giusti interlocutori, sapranno fare la differenza.

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